The Cry è una miniserie britannica di quattro episodi trasmessa per la prima volta nel 2018. Adattata dal romanzo di Helen FitzGerald pubblicato nel 2013, racconta la scomparsa di un neonato tra la Scozia e l’Australia. Nonostante l’entusiasmo del pubblico, nessuna stagione 2 è stata ufficialmente annunciata fino ad oggi, il che non impedisce le speculazioni su un possibile seguito.
The Cry: una miniserie concepita come un’opera chiusa
Prima di parlare di una ipotetica stagione 2, è necessario comprendere il formato originale. The Cry è stata prodotta come una miniserie limitata a quattro episodi, un formato comune nella fiction britannica. Questa scelta narrativa consente di condensare la suspense senza allungare la trama su più stagioni.
L’adattamento televisivo è stato scritto da Jacquelin Perske, che ha trasposto il romanzo di FitzGerald in un racconto concentrato attorno alla coppia formata da Joanna e Alistair. Lo stato attuale della serie rimane quello di un’opera conclusa, senza rinnovo confermato dalla rete BBC One né dal broadcaster australiano ABC.
Per saperne di più su The Cry stagione 2, le ultime informazioni disponibili confermano questa assenza di annuncio ufficiale. Il formato miniserie non significa che un seguito sia impossibile, ma implica che un nuovo ciclo richiederebbe un arco narrativo autonomo.
Cast di The Cry: Jenna Coleman tra due produzioni
Il ruolo di Joanna è stato affidato a Jenna Coleman, nota per le sue apparizioni in Doctor Who e nella serie storica Victoria. La sua interpretazione di una madre confrontata con la scomparsa del suo bambino è stata ampiamente elogiata dalla stampa anglofona.

Un dettaglio di produzione illumina la realizzazione della serie. Il calendario di Jenna Coleman ha influenzato direttamente il piano di riprese. L’attrice ha completato le sue scene in Australia e poi a Glasgow nel maggio 2018, per liberare tempo per la terza stagione di Victoria. Questa costrizione logistica ha pesato sull’organizzazione dei team tecnici.
Il cast includeva anche Ewen Leslie nel ruolo di Alistair, insieme a Asher Keddie e Alex Dimitriades per i personaggi australiani. Se una stagione 2 dovesse vedere la luce, la questione della disponibilità di Coleman si porrebbe immediatamente, considerando i suoi molteplici impegni dalla fine delle riprese iniziali.
Riprese tra Australia e Scozia: una scelta narrativa e logistica
The Cry si distingue per un shooting condotto su due continenti in pochi mesi. La produzione è iniziata in Australia nel febbraio 2018 prima di spostarsi in Scozia a partire da aprile dello stesso anno. Questa alternanza geografica non è un artificio visivo: riflette direttamente la struttura del racconto.
La trama si basa sul vai e vieni tra due ambienti. Le sequenze australiane traducono l’isolamento della coppia lontano dai propri punti di riferimento, mentre le scene scozzesi ancorano il dramma in un contesto giuridico e mediatico britannico. Questa scelta produttiva ha imposto sfide concrete:
- Coordinare due team tecnici su fusi orari diversi, con condizioni climatiche opposte
- Adattare i set naturali australiani (luce, vegetazione) affinché contrastino visivamente con gli interni scozzesi più bui
- Rispetto del calendario serrato di Jenna Coleman, che doveva passare a un’altra serie in poche settimane
Questo dispositivo bi-continentale spiega in parte perché un seguito sarebbe costoso e complesso da organizzare. Riprodurre questa logistica per una stagione 2 richiederebbe di riunire nuovamente mezzi considerevoli.
Adattamento del romanzo di Helen FitzGerald: cosa cambia sullo schermo
The Cry non è una sceneggiatura originale. Il romanzo sorgente, pubblicato nel 2013, offre una trama che l’adattamento televisivo ha rimodellato per il formato breve. Jacquelin Perske ha in particolare ristrutturato la cronologia introducendo andirivieni temporali assenti nel libro, un procedimento che rinforza la suspense senza modificare il finale.

Questa dimensione di adattamento pone una domanda diretta sulla possibilità di una stagione 2. Helen FitzGerald non ha pubblicato un seguito al suo romanzo. Senze materiale letterario sorgente, un nuovo ciclo si baserebbe interamente su una sceneggiatura inedita. Alcune miniserie britanniche hanno intrapreso questa strada (Broadchurch, ad esempio, ha prolungato la sua storia oltre il materiale iniziale), ma il caso di The Cry rimane diverso: la trama si chiude su se stessa.
Il passaggio dal romanzo allo schermo ha anche modificato il trattamento di alcuni personaggi secondari, sviluppando in particolare la dimensione mediatica della scomparsa. Questa scelta editoriale ancorà la serie in una riflessione sull’iperbole mediatica che potrebbe costituire un filo conduttore se si pensasse a un seguito.
Distribuzione in Francia: M6 e le piattaforme di streaming
In Francia, The Cry è stata trasmessa su M6 ed è stata resa disponibile su diverse piattaforme. La serie ha trovato un pubblico francofono sensibile ai thriller psicologici britannici, un genere che ha guadagnato visibilità negli ultimi anni con titoli come Bodyguard o Broadchurch.
La disponibilità della serie nei cataloghi di streaming contribuisce a mantenere vivo l’interesse per un possibile seguito. Le ricerche su “The Cry stagione 2” testimoniano una domanda persistente, anche in assenza di conferma ufficiale. Questo fenomeno non è raro: diverse miniserie britanniche sono oggetto di richieste simili a lungo dopo la loro messa in onda.
- La miniserie rimane accessibile su alcune piattaforme francesi, alimentando regolarmente nuove scoperte da parte del pubblico
- Il formato breve (quattro episodi) facilita la visione in una serata, un vantaggio per la raccomandazione algoritmica
- Le discussioni online attorno al finale alimentano la curiosità su una possibile estensione dell’universo
Lo stato attuale del progetto non lascia intravedere una produzione imminente. La serie mantiene il suo status di miniserie conclusa, sostenuta da una realizzazione curata e da una performance centrale di Jenna Coleman che rimane il suo principale richiamo, che la stagione 2 esista un giorno o meno.
